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DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 16 aprile 2013, n. 62 

 

Regolamento recante codice di comportamento dei dipendenti pubblici, 

 

a norma dell'articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 

 

Vigente al: 4-6-2013 

 

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 

 

Visto l'articolo 87, quinto comma, della Costituzione; 

 

Visto l'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400; 

 

Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante "Norme 

 

generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle 

 

amministrazioni pubbliche"; 

 

Visto, in particolare, l'articolo 54 del decreto legislativo n. 165 

 

del 2001, come sostituito dall'articolo 1, comma 44, della legge 6 

 

novembre 2012, n. 190, che prevede l'emanazione di un Codice di 

 

comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni al fine 

 

di assicurare la qualita' dei servizi, la prevenzione dei fenomeni di 

 

corruzione, il rispetto dei doveri costituzionali di diligenza, 

 

lealta', imparzialita' e servizio esclusivo alla cura dell'interesse 

 

pubblico; 

 

Visto il decreto del Ministro per la funzione pubblica 28 novembre 

 

2000, recante "Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche 

 

amministrazioni", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 84 del 10 

 

aprile 2001; 

 

Vista l'intesa intervenuta in sede di Conferenza unificata di cui 

 

all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nella 

 

seduta del 7 febbraio 2013; 

 

Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla Sezione 

 

consultiva per gli atti normativi nell'Adunanza del 21 febbraio 2013; 

 

Ritenuto di non poter accogliere le seguenti osservazioni contenute 

 

nel citato parere del Consiglio di Stato con le quali si chiede: di 

 

estendere, all'articolo 2, l'ambito soggettivo di applicazione del 

 

presente Codice a tutti i pubblici dipendenti, in considerazione del 

 

fatto che l'articolo 54 del decreto legislativo n. 165 del 2001, come 

 

modificato dall'articolo 1, comma 44, della legge n. 190 del 2012, 

 

trova applicazione soltanto ai pubblici dipendenti il cui rapporto di 

 

lavoro e' regolato contrattualmente; di prevedere, all'articolo 5, la 

 

valutazione, da parte dell'amministrazione, della compatibilita' 

 

dell'adesione o dell'appartenenza del dipendente ad associazioni o ad 

 

organizzazioni, in quanto, assolto l'obbligo di comunicazione da 

 

parte del dipendente, l'amministrazione non appare legittimata, in 

 

via preventiva e generale, a sindacare la scelta associativa; di 

 

estendere l'obbligo di informazione di cui all'articolo 6, comma 1, 

 

ai rapporti di collaborazione non retribuiti, in considerazione del 

 

fatto che la finalita' della norma e' quella di far emergere solo i 

 

rapporti intrattenuti dal dipendente con soggetti esterni che abbiano 

 

risvolti di carattere economico; di eliminare, all'articolo 15, comma 

 

2, il passaggio, agli uffici di disciplina, anche delle funzioni dei 

 

comitati o uffici etici, in quanto uffici non piu' previsti dalla 

 

vigente normativa; 

 

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella 

 

riunione dell'8 marzo 2013; 

 

Sulla proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e la 

 

semplificazione; 

 

E m a n a 

 

il seguente regolamento: 

 

Art. 1 

 

Disposizioni di carattere generale 

 

1. Il presente codice di comportamento, di seguito denominato 

 

"Codice", definisce, ai fini dell'articolo 54 del decreto legislativo 

 

30 marzo 2001, n. 165, i doveri minimi di diligenza, lealta', 

 

imparzialita' e buona condotta che i pubblici dipendenti sono tenuti 

 

ad osservare. 

 

2. Le previsioni del presente Codice sono integrate e specificate 

 

dai codici di comportamento adottati dalle singole amministrazioni ai 

 

sensi dell'articolo 54, comma 5, del citato decreto legislativo n. 

 

165 del 2001. 

 

Art. 2 

 

Ambito di applicazione 

 

1. Il presente codice si applica ai dipendenti delle pubbliche 

 

amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto 

 

legislativo 30 marzo 2001, n. 165, il cui rapporto di lavoro e' 

 

disciplinato in base all'articolo 2, commi 2 e 3, del medesimo 

 

2. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 54, comma 4, del 

 

decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, le norme contenute nel 

 

presente codice costituiscono principi di comportamento per le 

 

restanti categorie di personale di cui all'articolo 3 del citato 

 

decreto n. 165 del 2001, in quanto compatibili con le disposizioni 

 

dei rispettivi ordinamenti. 

 

3. Le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del 

 

decreto legislativo n. 165 del 2001 estendono, per quanto 

 

compatibili, gli obblighi di condotta previsti dal presente codice a 

 

tutti i collaboratori o consulenti, con qualsiasi tipologia di 

 

contratto o incarico e a qualsiasi titolo, ai titolari di organi e di 

 

incarichi negli uffici di diretta collaborazione delle autorita' 

 

politiche, nonche' nei confronti dei collaboratori a qualsiasi titolo 

 

di imprese fornitrici di beni o servizi e che realizzano opere in 

 

favore dell'amministrazione. A tale fine, negli atti di incarico o 

 

nei contratti di acquisizioni delle collaborazioni, delle consulenze 

 

o dei servizi, le amministrazioni inseriscono apposite disposizioni o 

 

clausole di risoluzione o decadenza del rapporto in caso di 

 

violazione degli obblighi derivanti dal presente codice. 

 

4. Le disposizioni del presente codice si applicano alle regioni a 

 

statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano nel 

 

rispetto delle attribuzioni derivanti dagli statuti speciali e delle 

 

relative norme di attuazione, in materia di organizzazione e 

 

contrattazione collettiva del proprio personale, di quello dei loro 

 

enti funzionali e di quello degli enti locali del rispettivo 

 

Art. 3 

 

Principi generali 

 

1. Il dipendente osserva la Costituzione, servendo la Nazione con 

 

disciplina ed onore e conformando la propria condotta ai principi di 

 

buon andamento e imparzialita' dell'azione amministrativa. Il 

 

dipendente svolge i propri compiti nel rispetto della legge, 

 

perseguendo l'interesse pubblico senza abusare della posizione o dei 

 

poteri di cui e' titolare. 

 

2. Il dipendente rispetta altresi' i principi di integrita', 

 

correttezza, buona fede, proporzionalita', obiettivita', trasparenza, 

 

equita' e ragionevolezza e agisce in posizione di indipendenza e 

 

imparzialita', astenendosi in caso di conflitto di interessi. 

 

3. Il dipendente non usa a fini privati le informazioni di cui 

 

dispone per ragioni di ufficio, evita situazioni e comportamenti che 

 

possano ostacolare il corretto adempimento dei compiti o nuocere agli 

 

interessi o all'immagine della pubblica amministrazione. Prerogative 

 

e poteri pubblici sono esercitati unicamente per le finalita' di 

 

interesse generale per le quali sono stati conferiti. 

 

4. Il dipendente esercita i propri compiti orientando l'azione 

 

amministrativa alla massima economicita', efficienza ed efficacia. La 

 

gestione di risorse pubbliche ai fini dello svolgimento delle 

 

attivita' amministrative deve seguire una logica di contenimento dei 

 

costi, che non pregiudichi la qualita' dei risultati. 

 

5. Nei rapporti con i destinatari dell'azione amministrativa, il 

 

dipendente assicura la piena parita' di trattamento a parita' di 

 

condizioni, astenendosi, altresi', da azioni arbitrarie che abbiano 

 

effetti negativi sui destinatari dell'azione amministrativa o che 

 

comportino discriminazioni basate su sesso, nazionalita', origine 

 

etnica, caratteristiche genetiche, lingua, religione o credo, 

 

convinzioni personali o politiche, appartenenza a una minoranza 

 

nazionale, disabilita', condizioni sociali o di salute, eta' e 

 

orientamento sessuale o su altri diversi fattori. 

 

6. Il dipendente dimostra la massima disponibilita' e 

 

collaborazione nei rapporti con le altre pubbliche amministrazioni, 

 

assicurando lo scambio e la trasmissione delle informazioni e dei 

 

dati in qualsiasi forma anche telematica, nel rispetto della 

 

normativa vigente. 

 

Art. 4 

 

Regali, compensi e altre utilita' 

 

1. Il dipendente non chiede, ne' sollecita, per se' o per altri, 

 

regali o altre utilita'. 

 

2. Il dipendente non accetta, per se' o per altri, regali o altre 

 

utilita', salvo quelli d'uso di modico valore effettuati 

 

occasionalmente nell'ambito delle normali relazioni di cortesia e 

 

nell'ambito delle consuetudini internazionali. In ogni caso, 

 

indipendentemente dalla circostanza che il fatto costituisca reato, 

 

il dipendente non chiede, per se' o per altri, regali o altre 

 

utilita', neanche di modico valore a titolo di corrispettivo per 

 

compiere o per aver compiuto un atto del proprio ufficio da soggetti 

 

che possano trarre benefici da decisioni o attivita' inerenti 

 

all'ufficio, ne' da soggetti nei cui confronti e' o sta per essere 

 

chiamato a svolgere o a esercitare attivita' o potesta' proprie 

 

dell'ufficio ricoperto. 

 

3. Il dipendente non accetta, per se' o per altri, da un proprio 

 

subordinato, direttamente o indirettamente, regali o altre utilita', 

 

salvo quelli d'uso di modico valore. Il dipendente non offre, 

 

direttamente o indirettamente, regali o altre utilita' a un proprio 

 

sovraordinato, salvo quelli d'uso di modico valore. 

 

4. I regali e le altre utilita' comunque ricevuti fuori dai casi 

 

consentiti dal presente articolo, a cura dello stesso dipendente cui 

 

siano pervenuti, sono immediatamente messi a disposizione 

 

dell'Amministrazione per la restituzione o per essere devoluti a fini 

 

5. Ai fini del presente articolo, per regali o altre utilita' di 

 

modico valore si intendono quelle di valore non superiore, in via 

 

orientativa, a 150 euro, anche sotto forma di sconto. I codici di 

 

comportamento adottati dalle singole amministrazioni possono 

 

prevedere limiti inferiori, anche fino all'esclusione della 

 

possibilita' di riceverli, in relazione alle caratteristiche 

 

dell'ente e alla tipologia delle mansioni. 

 

6. Il dipendente non accetta incarichi di collaborazione da 

 

soggetti privati che abbiano, o abbiano avuto nel biennio precedente, 

 

un interesse economico significativo in decisioni o attivita' 

 

inerenti all'ufficio di appartenenza. 

 

7. Al fine di preservare il prestigio e l'imparzialita' 

 

dell'amministrazione, il responsabile dell'ufficio vigila sulla 

 

corretta applicazione del presente articolo. 

 

Art. 5 

 

Partecipazione ad associazioni e organizzazioni 

 

1. Nel rispetto della disciplina vigente del diritto di 

 

associazione, il dipendente comunica tempestivamente al responsabile 

 

dell'ufficio di appartenenza la propria adesione o appartenenza ad 

 

associazioni od organizzazioni, a prescindere dal loro carattere 

 

riservato o meno, i cui ambiti di interessi possano interferire con 

 

lo svolgimento dell'attivita' dell'ufficio. Il presente comma non si 

 

applica all'adesione a partiti politici o a sindacati. 

 

2. Il pubblico dipendente non costringe altri dipendenti ad aderire 

 

ad associazioni od organizzazioni, ne' esercita pressioni a tale 

 

fine, promettendo vantaggi o prospettando svantaggi di carriera. 

 

Art. 6 

 

Comunicazione degli interessi finanziari 

 

e conflitti d'interesse 

 

1. Fermi restando gli obblighi di trasparenza previsti da leggi o 

 

regolamenti, il dipendente, all'atto dell'assegnazione all'ufficio, 

 

informa per iscritto il dirigente dell'ufficio di tutti i rapporti, 

 

diretti o indiretti, di collaborazione con soggetti privati in 

 

qualunque modo retribuiti che lo stesso abbia o abbia avuto negli 

 

ultimi tre anni, precisando: 

 

a) se in prima persona, o suoi parenti o affini entro il secondo 

 

grado, il coniuge o il convivente abbiano ancora rapporti finanziari 

 

con il soggetto con cui ha avuto i predetti rapporti di 

 

collaborazione; 

 

b) se tali rapporti siano intercorsi o intercorrano con soggetti 

 

che abbiano interessi in attivita' o decisioni inerenti all'ufficio, 

 

limitatamente alle pratiche a lui affidate. 

 

2. Il dipendente si astiene dal prendere decisioni o svolgere 

 

attivita' inerenti alle sue mansioni in situazioni di conflitto, 

 

anche potenziale, di interessi con interessi personali, del coniuge, 

 

di conviventi, di parenti, di affini entro il secondo grado. Il 

 

conflitto puo' riguardare interessi di qualsiasi natura, anche non 

 

patrimoniali, come quelli derivanti dall'intento di voler assecondare 

 

pressioni politiche, sindacali o dei superiori gerarchici. 

 

Art. 7 

 

Obbligo di astensione 

 

1. Il dipendente si astiene dal partecipare all'adozione di 

 

decisioni o ad attivita' che possano coinvolgere interessi propri, 

 

ovvero di suoi parenti, affini entro il secondo grado, del coniuge o 

 

di conviventi, oppure di persone con le quali abbia rapporti di 

 

frequentazione abituale, ovvero, di soggetti od organizzazioni con 

 

cui egli o il coniuge abbia causa pendente o grave inimicizia o 

 

rapporti di credito o debito significativi, ovvero di soggetti od 

 

organizzazioni di cui sia tutore, curatore, procuratore o agente, 

 

ovvero di enti, associazioni anche non riconosciute, comitati, 

 

societa' o stabilimenti di cui sia amministratore o gerente o 

 

dirigente. Il dipendente si astiene in ogni altro caso in cui 

 

esistano gravi ragioni di convenienza. Sull'astensione decide il 

 

responsabile dell'ufficio di appartenenza. 

 

Art. 8 

 

Prevenzione della corruzione 

 

1. Il dipendente rispetta le misure necessarie alla prevenzione 

 

degli illeciti nell'amministrazione. In particolare, il dipendente 

 

rispetta le prescrizioni contenute nel piano per la prevenzione della 

 

corruzione, presta la sua collaborazione al responsabile della 

 

prevenzione della corruzione e, fermo restando l'obbligo di denuncia 

 

all'autorita' giudiziaria, segnala al proprio superiore gerarchico 

 

eventuali situazioni di illecito nell'amministrazione di cui sia 

 

venuto a conoscenza. 

 

Art. 9 

 

Trasparenza e tracciabilita' 

 

1. Il dipendente assicura l'adempimento degli obblighi di 

 

trasparenza previsti in capo alle pubbliche amministrazioni secondo 

 

le disposizioni normative vigenti, prestando la massima 

 

collaborazione nell'elaborazione, reperimento e trasmissione dei dati 

 

sottoposti all'obbligo di pubblicazione sul sito istituzionale. 

 

2. La tracciabilita' dei processi decisionali adottati dai 

 

dipendenti deve essere, in tutti i casi, garantita attraverso un 

 

adeguato supporto documentale, che consenta in ogni momento la 

 

replicabilita'. 

 

Art. 10 

 

Comportamento nei rapporti privati 

 

1. Nei rapporti privati, comprese le relazioni extralavorative con 

 

pubblici ufficiali nell'esercizio delle loro funzioni, il dipendente 

 

non sfrutta, ne' menziona la posizione che ricopre 

 

nell'amministrazione per ottenere utilita' che non gli spettino e non 

 

assume nessun altro comportamento che possa nuocere all'immagine 

 

dell'amministrazione. 

 

Art. 11 

 

Comportamento in servizio 

 

1. Fermo restando il rispetto dei termini del procedimento 

 

amministrativo, il dipendente, salvo giustificato motivo, non ritarda 

 

ne' adotta comportamenti tali da far ricadere su altri dipendenti il 

 

compimento di attivita' o l'adozione di decisioni di propria 

 

2. Il dipendente utilizza i permessi di astensione dal lavoro, 

 

comunque denominati, nel rispetto delle condizioni previste dalla 

 

legge, dai regolamenti e dai contratti collettivi. 

 

3. Il dipendente utilizza il materiale o le attrezzature di cui 

 

dispone per ragioni di ufficio e i servizi telematici e telefonici 

 

dell'ufficio nel rispetto dei vincoli posti dall'amministrazione. Il 

 

dipendente utilizza i mezzi di trasporto dell'amministrazione a sua 

 

disposizione soltanto per lo svolgimento dei compiti d'ufficio, 

 

astenendosi dal trasportare terzi, se non per motivi d'ufficio. 

 

Art. 12 

 

Rapporti con il pubblico 

 

1. Il dipendente in rapporto con il pubblico si fa riconoscere 

 

attraverso l'esposizione in modo visibile del badge od altro supporto 

 

identificativo messo a disposizione dall'amministrazione, salvo 

 

diverse disposizioni di servizio, anche in considerazione della 

 

sicurezza dei dipendenti, opera con spirito di servizio, correttezza, 

 

cortesia e disponibilita' e, nel rispondere alla corrispondenza, a 

 

chiamate telefoniche e ai messaggi di posta elettronica, opera nella 

 

maniera piu' completa e accurata possibile. Qualora non sia 

 

competente per posizione rivestita o per materia, indirizza 

 

l'interessato al funzionario o ufficio competente della medesima 

 

amministrazione. Il dipendente, fatte salve le norme sul segreto 

 

d'ufficio, fornisce le spiegazioni che gli siano richieste in ordine 

 

al comportamento proprio e di altri dipendenti dell'ufficio dei quali 

 

ha la responsabilita' od il coordinamento. Nelle operazioni da 

 

svolgersi e nella trattazione delle pratiche il dipendente rispetta, 

 

salvo diverse esigenze di servizio o diverso ordine di priorita' 

 

stabilito dall'amministrazione, l'ordine cronologico e non rifiuta 

 

prestazioni a cui sia tenuto con motivazioni generiche. Il dipendente 

 

rispetta gli appuntamenti con i cittadini e risponde senza ritardo ai 

 

loro reclami. 

 

2. Salvo il diritto di esprimere valutazioni e diffondere 

 

informazioni a tutela dei diritti sindacali, il dipendente si astiene 

 

da dichiarazioni pubbliche offensive nei confronti 

 

dell'amministrazione. 

 

3. Il dipendente che svolge la sua attivita' lavorativa in 

 

un'amministrazione che fornisce servizi al pubblico cura il rispetto 

 

degli standard di qualita' e di quantita' fissati 

 

dall'amministrazione anche nelle apposite carte dei servizi. Il 

 

dipendente opera al fine di assicurare la continuita' del servizio, 

 

di consentire agli utenti la scelta tra i diversi erogatori e di 

 

fornire loro informazioni sulle modalita' di prestazione del servizio 

 

e sui livelli di qualita'. 

 

4. Il dipendente non assume impegni ne' anticipa l'esito di 

 

decisioni o azioni proprie o altrui inerenti all'ufficio, al di fuori 

 

dei casi consentiti. Fornisce informazioni e notizie relative ad atti 

 

od operazioni amministrative, in corso o conclusi, nelle ipotesi 

 

previste dalle disposizioni di legge e regolamentari in materia di 

 

accesso, informando sempre gli interessati della possibilita' di 

 

avvalersi anche dell'Ufficio per le relazioni con il pubblico. 

 

Rilascia copie ed estratti di atti o documenti secondo la sua 

 

competenza, con le modalita' stabilite dalle norme in materia di 

 

accesso e dai regolamenti della propria amministrazione. 

 

5. Il dipendente osserva il segreto d'ufficio e la normativa in 

 

materia di tutela e trattamento dei dati personali e, qualora sia 

 

richiesto oralmente di fornire informazioni, atti, documenti non 

 

accessibili tutelati dal segreto d'ufficio o dalle disposizioni in 

 

materia di dati personali, informa il richiedente dei motivi che 

 

ostano all'accoglimento della richiesta. Qualora non sia competente a 

 

provvedere in merito alla richiesta cura, sulla base delle 

 

disposizioni interne, che la stessa venga inoltrata all'ufficio 

 

competente della medesima amministrazione. 

 

Art. 13 

 

Disposizioni particolari per i dirigenti 

 

1. Ferma restando l'applicazione delle altre disposizioni del 

 

Codice, le norme del presente articolo si applicano ai dirigenti, ivi 

 

compresi i titolari di incarico ai sensi dell'articolo 19, comma 6, 

 

del decreto legislativo n. 165 del 2001 e dell'articolo 110 del 

 

decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ai soggetti che svolgono 

 

funzioni equiparate ai dirigenti operanti negli uffici di diretta 

 

collaborazione delle autorita' politiche, nonche' ai funzionari 

 

responsabili di posizione organizzativa negli enti privi di 

 

2. Il dirigente svolge con diligenza le funzioni ad esso spettanti 

 

in base all'atto di conferimento dell'incarico, persegue gli 

 

obiettivi assegnati e adotta un comportamento organizzativo adeguato 

 

per l'assolvimento dell'incarico. 

 

3. Il dirigente, prima di assumere le sue funzioni, comunica 

 

all'amministrazione le partecipazioni azionarie e gli altri interessi 

 

finanziari che possano porlo in conflitto di interessi con la 

 

funzione pubblica che svolge e dichiara se ha parenti e affini entro 

 

il secondo grado, coniuge o convivente che esercitano attivita' 

 

politiche, professionali o economiche che li pongano in contatti 

 

frequenti con l'ufficio che dovra' dirigere o che siano coinvolti 

 

nelle decisioni o nelle attivita' inerenti all'ufficio. Il dirigente 

 

fornisce le informazioni sulla propria situazione patrimoniale e le 

 

dichiarazioni annuali dei redditi soggetti all'imposta sui redditi 

 

delle persone fisiche previste dalla legge. 

 

4. Il dirigente assume atteggiamenti leali e trasparenti e adotta 

 

un comportamento esemplare e imparziale nei rapporti con i colleghi, 

 

i collaboratori e i destinatari dell'azione amministrativa. Il 

 

dirigente cura, altresi', che le risorse assegnate al suo ufficio 

 

siano utilizzate per finalita' esclusivamente istituzionali e, in 

 

nessun caso, per esigenze personali. 

 

5. Il dirigente cura, compatibilmente con le risorse disponibili, 

 

il benessere organizzativo nella struttura a cui e' preposto, 

 

favorendo l'instaurarsi di rapporti cordiali e rispettosi tra i 

 

collaboratori, assume iniziative finalizzate alla circolazione delle 

 

informazioni, alla formazione e all'aggiornamento del personale, 

 

all'inclusione e alla valorizzazione delle differenze di genere, di 

 

eta' e di condizioni personali. 

 

6. Il dirigente assegna l'istruttoria delle pratiche sulla base di 

 

un'equa ripartizione del carico di lavoro, tenendo conto delle 

 

capacita', delle attitudini e della professionalita' del personale a 

 

sua disposizione. Il dirigente affida gli incarichi aggiuntivi in 

 

base alla professionalita' e, per quanto possibile, secondo criteri 

 

di rotazione. 

 

7. Il dirigente svolge la valutazione del personale assegnato alla 

 

struttura cui e' preposto con imparzialita' e rispettando le 

 

indicazioni ed i tempi prescritti. 

 

8. Il dirigente intraprende con tempestivita' le iniziative 

 

necessarie ove venga a conoscenza di un illecito, attiva e conclude, 

 

se competente, il procedimento disciplinare, ovvero segnala 

 

tempestivamente l'illecito all'autorita' disciplinare, prestando ove 

 

richiesta la propria collaborazione e provvede ad inoltrare 

 

tempestiva denuncia all'autorita' giudiziaria penale o segnalazione 

 

alla corte dei conti per le rispettive competenze. Nel caso in cui 

 

riceva segnalazione di un illecito da parte di un dipendente, adotta 

 

ogni cautela di legge affinche' sia tutelato il segnalante e non sia 

 

indebitamente rilevata la sua identita' nel procedimento 

 

disciplinare, ai sensi dell'articolo 54-bis del decreto legislativo 

 

n. 165 del 2001. 

 

9. Il dirigente, nei limiti delle sue possibilita', evita che 

 

notizie non rispondenti al vero quanto all'organizzazione, 

 

all'attivita' e ai dipendenti pubblici possano diffondersi. Favorisce 

 

la diffusione della conoscenza di buone prassi e buoni esempi al fine 

 

di rafforzare il senso di fiducia nei confronti dell'amministrazione. 

 

Art. 14 

 

Contratti ed altri atti negoziali 

 

1. Nella conclusione di accordi e negozi e nella stipulazione di 

 

contratti per conto dell'amministrazione, nonche' nella fase di 

 

esecuzione degli stessi, il dipendente non ricorre a mediazione di 

 

terzi, ne' corrisponde o promette ad alcuno utilita' a titolo di 

 

intermediazione, ne' per facilitare o aver facilitato la conclusione 

 

o l'esecuzione del contratto. Il presente comma non si applica ai 

 

casi in cui l'amministrazione abbia deciso di ricorrere all'attivita' 

 

di intermediazione professionale. 

 

2. Il dipendente non conclude, per conto dell'amministrazione, 

 

contratti di appalto, fornitura, servizio, finanziamento o 

 

assicurazione con imprese con le quali abbia stipulato contratti a 

 

titolo privato o ricevuto altre utilita' nel biennio precedente, ad 

 

eccezione di quelli conclusi ai sensi dell'articolo 1342 del codice 

 

civile. Nel caso in cui l'amministrazione concluda contratti di 

 

appalto, fornitura, servizio, finanziamento o assicurazione, con 

 

imprese con le quali il dipendente abbia concluso contratti a titolo 

 

privato o ricevuto altre utilita' nel biennio precedente, questi si 

 

astiene dal partecipare all'adozione delle decisioni ed alle 

 

attivita' relative all'esecuzione del contratto, redigendo verbale 

 

scritto di tale astensione da conservare agli atti dell'ufficio. 

 

3. Il dipendente che conclude accordi o negozi ovvero stipula 

 

contratti a titolo privato, ad eccezione di quelli conclusi ai sensi 

 

dell'articolo 1342 del codice civile, con persone fisiche o 

 

giuridiche private con le quali abbia concluso, nel biennio 

 

precedente, contratti di appalto, fornitura, servizio, finanziamento 

 

ed assicurazione, per conto dell'amministrazione, ne informa per 

 

iscritto il dirigente dell'ufficio. 

 

4. Se nelle situazioni di cui ai commi 2 e 3 si trova il dirigente, 

 

questi informa per iscritto il dirigente apicale responsabile della 

 

gestione del personale. 

 

5. Il dipendente che riceva, da persone fisiche o giuridiche 

 

partecipanti a procedure negoziali nelle quali sia parte 

 

l'amministrazione, rimostranze orali o scritte sull'operato 

 

dell'ufficio o su quello dei propri collaboratori, ne informa 

 

immediatamente, di regola per iscritto, il proprio superiore 

 

gerarchico o funzionale. 

 

Art. 15 

 

Vigilanza, monitoraggio e attivita' formative 

 

1. Ai sensi dell'articolo 54, comma 6, del decreto legislativo 30 

 

marzo 2001, n. 165, vigilano sull'applicazione del presente Codice e 

 

dei codici di comportamento adottati dalle singole amministrazioni, i 

 

dirigenti responsabili di ciascuna struttura, le strutture di 

 

controllo interno e gli uffici etici e di disciplina. 

 

2. Ai fini dell'attivita' di vigilanza e monitoraggio prevista dal 

 

presente articolo, le amministrazioni si avvalgono dell'ufficio 

 

procedimenti disciplinari istituito ai sensi dell'articolo 55-bis, 

 

comma 4, del decreto legislativo n. 165 del 2001 che svolge, 

 

altresi', le funzioni dei comitati o uffici etici eventualmente gia' 

 

3. Le attivita' svolte ai sensi del presente articolo dall'ufficio 

 

procedimenti disciplinari si conformano alle eventuali previsioni 

 

contenute nei piani di prevenzione della corruzione adottati dalle 

 

amministrazioni ai sensi dell'articolo 1, comma 2, della legge 6 

 

novembre 2012, n. 190. L'ufficio procedimenti disciplinari, oltre 

 

alle funzioni disciplinari di cui all'articolo 55-bis e seguenti del 

 

decreto legislativo n. 165 del 2001, cura l'aggiornamento del codice 

 

di comportamento dell'amministrazione, l'esame delle segnalazioni di 

 

violazione dei codici di comportamento, la raccolta delle condotte 

 

illecite accertate e sanzionate, assicurando le garanzie di cui 

 

all'articolo 54-bis del decreto legislativo n. 165 del 2001. Il 

 

responsabile della prevenzione della corruzione cura la diffusione 

 

della conoscenza dei codici di comportamento nell'amministrazione, il 

 

monitoraggio annuale sulla loro attuazione, ai sensi dell'articolo 

 

54, comma 7, del decreto legislativo n. 165 del 2001, la 

 

pubblicazione sul sito istituzionale e della comunicazione 

 

all'Autorita' nazionale anticorruzione, di cui all'articolo 1, comma 

 

2, della legge 6 novembre 2012, n. 190, dei risultati del 

 

monitoraggio. Ai fini dello svolgimento delle attivita' previste dal 

 

presente articolo, l'ufficio procedimenti disciplinari opera in 

 

raccordo con il responsabile della prevenzione di cui all'articolo 1, 

 

comma 7, della legge n. 190 del 2012. 

 

4. Ai fini dell'attivazione del procedimento disciplinare per 

 

violazione dei codici di comportamento, l'ufficio procedimenti 

 

disciplinari puo' chiedere all'Autorita' nazionale anticorruzione 

 

parere facoltativo secondo quanto stabilito dall'articolo 1, comma 2, 

 

lettera d), della legge n. 190 del 2012. 

 

5. Al personale delle pubbliche amministrazioni sono rivolte 

 

attivita' formative in materia di trasparenza e integrita', che 

 

consentano ai dipendenti di conseguire una piena conoscenza dei 

 

contenuti del codice di comportamento, nonche' un aggiornamento 

 

annuale e sistematico sulle misure e sulle disposizioni applicabili 

 

in tali ambiti. 

 

6. Le Regioni e gli enti locali, definiscono, nell'ambito della 

 

propria autonomia organizzativa, le linee guida necessarie per 

 

l'attuazione dei principi di cui al presente articolo. 

 

7. Dall'attuazione delle disposizioni del presente articolo non 

 

devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza 

 

pubblica. Le amministrazioni provvedono agli adempimenti previsti 

 

nell'ambito delle risorse umane, finanziarie, e strumentali 

 

disponibili a legislazione vigente. 

 

Art. 16 

 

Responsabilita' conseguente alla violazione 

 

dei doveri del codice 

 

1. La violazione degli obblighi previsti dal presente Codice 

 

integra comportamenti contrari ai doveri d'ufficio. Ferme restando le 

 

ipotesi in cui la violazione delle disposizioni contenute nel 

 

presente Codice, nonche' dei doveri e degli obblighi previsti dal 

 

piano di prevenzione della corruzione, da' luogo anche a 

 

responsabilita' penale, civile, amministrativa o contabile del 

 

pubblico dipendente, essa e' fonte di responsabilita' disciplinare 

 

accertata all'esito del procedimento disciplinare, nel rispetto dei 

 

principi di gradualita' e proporzionalita' delle sanzioni. 

 

2. Ai fini della determinazione del tipo e dell'entita' della 

 

sanzione disciplinare concretamente applicabile, la violazione e' 

 

valutata in ogni singolo caso con riguardo alla gravita' del 

 

comportamento eall'entita' del pregiudizio, anche morale, derivatone 

 

al decoro o al prestigio dell'amministrazione di appartenenza. Le 

 

sanzioni applicabili sono quelle previste dalla legge, dai 

 

regolamenti e dai contratti collettivi, incluse quelle espulsiveche 

 

possono essere applicate esclusivamente nei casi, da valutare in 

 

relazione alla gravita', di violazione delle disposizioni di cui agli 

 

articoli 4, qualora concorrano la non modicita' del valore del regalo 

 

o delle altre utilita' e l'immediata correlazione di questi ultimi 

 

con il compimento di un atto o di un'attivita' tipici dell'ufficio, 

 

5, comma 2, 14, comma 2, primo periodo, valutata ai sensi del primo 

 

periodo. La disposizione di cui al secondo periodo si applica 

 

altresi' nei casi di recidiva negli illeciti di cui agli articoli 4, 

 

comma 6, 6, comma 2, esclusi i conflitti meramente potenziali, e 13, 

 

comma 9, primo periodo. I contratti collettivi possono prevedere 

 

ulteriori criteri di individuazione delle sanzioni applicabili in 

 

relazione alle tipologie di violazione del presente codice. 

 

3. Resta ferma la comminazione del licenziamento senza preavviso 

 

per i casi gia' previsti dalla legge, dai regolamenti e dai contratti 

 

4. Restano fermi gli ulteriori obblighi e le conseguenti ipotesi di 

 

responsabilita' disciplinare dei pubblici dipendenti previsti da 

 

norme di legge, di regolamento o dai contratti collettivi. 

 

Art. 17 

 

Disposizioni finali e abrogazioni 

 

1. Le amministrazioni danno la piu' ampia diffusione al presente 

 

decreto, pubblicandolo sul proprio sito internet istituzionale e 

 

nella rete intranet, nonche' trasmettendolo tramite e-mail a tutti i 

 

propri dipendenti e ai titolari di contratti di consulenza o 

 

collaborazione a qualsiasi titolo, anche professionale, ai titolari 

 

di organi e di incarichi negli uffici di diretta collaborazione dei 

 

vertici politici dell'amministrazione, nonche' ai collaboratori a 

 

qualsiasi titolo, anche professionale, di imprese fornitrici di 

 

servizi in favore dell'amministrazione. L'amministrazione, 

 

contestualmente alla sottoscrizione del contratto di lavoro o, in 

 

mancanza, all'atto di conferimento dell'incarico, consegna e fa 

 

sottoscrivere ai nuovi assunti, con rapporti comunque denominati, 

 

copia del codice di comportamento. 

 

2. Le amministrazioni danno la piu' ampia diffusione ai codici di 

 

comportamento da ciascuna definiti ai sensi dell'articolo 54, comma 

 

5, del citato decreto legislativo n. 165 del 2001 secondo le medesime 

 

modalita' previste dal comma 1 del presente articolo. 

 

3. Il decreto del Ministro per la funzione pubblica in data 28 

 

novembre 2000 recante "Codice di comportamento dei dipendenti delle 

 

pubbliche amministrazioni", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 84 

 

del 10 aprile 2001, e' abrogato. 

 

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito 

 

nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica 

 

italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo 

 

Dato a Roma addi', 16 aprile 2013 

 

Monti, Presidente del Consiglio dei 

 

Patroni Griffi, Ministro per la 

 

pubblica amministrazione e la 

 

Visto, il Guardasigilli: Severino 

 

Registrato alla Corte dei conti il 23 maggio 2013 

 

Registro n. 4, foglio n. 300